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USA 2015: Parchi Rossi (e non solo) che passione.

Alba a Bryce Canyon nello Utah

Alba a Bryce Canyon, Utah

DIARIO DI VIAGGIO USA 2015

Parte 3

WEST COAST: da Bryce Canyon a Los Angeles

16° Giorno: 30 Settembre, Mercoledì

Ci alziamo alle 5:30, ci mettiamo addosso tutte le cose più pesanti che abbiamo in valigia per andare a vedere l’alba al Bryce Canyon e posso garantire che ne è valsa assolutamente la pena. Meraviglioso!

Arrivando che è ancora buio ci attraversano la strada numerosi cervi. Ci godiamo i vari view point di questo straordinario posto e non potendoci, purtroppo, permettere di fare passeggiate per via delle pendenze, riprendiamo il nostro viaggio percorrendo la famosissima HWY 12, considerata a ragione una delle più belle strade al mondo e poi la HWY 24, non da meno.

Non si possono descrivere la varietà e la meraviglia dei panorami che scorrono dal finestrino, scenari che cambiano quasi a ogni km, a volte sembra di essere sulla luna. Ci concediamo qualche sosta fotografica lungo la strada percorsa per immortalare gli scenari splendidi di Capitol Reef e di tutto il percorso.

A un certo punto sulla HWY 24, svoltiamo a sinistra sulla strada che porta alla GOBLIN VALLEY, posto stranissimo. Tornando sulla Hwy 24 abbiamo avuto il nostro primo incontro con un coyote che ci ha attraversato la strada, abbiamo rallentato osservandolo mentre si allontanava lentamente guardando sempre dalla nostra parte osservandoci a sua volta.

Dopo numerosissime fermate per le foto dalla I-70, presa poco prima, prendiamo l’uscita per Green River che è buio, ci fermiamo al primo motel, senza pretese ma decoroso, il Robbers Roost Motel, 52$.

Tra l’altro ceniamo da Ray’s Tavern, un posto che ci suggerisce il proprietario del motel e mangiamo benissimo per 44$ in 2 (cosa che si è ripetuta per tutto il viaggio. Il conto era spesso 44$). Il meteo continua a essere splendido.

Di fronte alla Goblin Valley nello Utah

La Goblin Valley, Utah

17° Giorno: 1 Ottobre, Giovedì

Facciamo colazione da Cathy’s e belli carichi affrontiamo un’altra giornata che resterà memorabile per molte cose. Ripartiamo direzione Moab e tutto ciò che gira intorno a questa fantastica cittadina.

Prima tappa Canyonland, Island in the Sky, Dead Horse State Park (presente dove Thelma e Louise si sono buttate con l’auto?) e il Mesa Arch. Fino a questo punto non ci sono stati problemi per Ago ma la breve passeggiata del Mesa lo mette in difficoltà per via del percorso un po’ accidentato, così arriva in un buon punto da dove può comunque vedere bene sia l’arco sia il panorama e si ferma seduto su una roccia. Io arrivo all’arco convinta di riuscire a salirci sopra dicendogli di fotografare la mia impresa ma quando arrivo, la vista dello strapiombo m’intimorisce troppo.

Quando torniamo alla macchina, stiamo per riprendere il giro ma decidiamo di mangiare qualcosa … lasciando le chiavi inserite … e quando decidiamo di ripartire la batteria è morta! Mi do’ della cretina un centinaio di volte, poi mi calmo e penso di chiedere a qualche altro turista che stia tornando indietro, di avvisare i ranger. Intanto Ago aveva adocchiato un grosso pick-up visto arrivare poco prima. Vedendo di ritorno i proprietari chiede il loro aiuto. Coppia molto rock’n’roll l’uomo, alto, ricoperto di tatuaggi, capelli lunghi, bandana e gilet, la donna sua pari, lei dell’Alabama lui del South Carolina, Dopo aver telefonato a qualche loro parente per capire come aprire il cofano della nostra CRV (non c’era il libretto delle istruzioni in auto) e avere tirato fuori di tutto dal cassone del pick-up finalmente Lui, trova anche i cavi! Li ho amati, ci siamo scambiati i numeri di telefono e gli indirizzi, quando verranno in Italia se mai lo faranno, saranno nostri ospiti! Tra l’altro lui si chiama Elvis … piacere doppio!

Mesa Arch a Island in the Sky nel Parco Nazionale di Canyonlands

Mesa Arch a Island in the Sky nel Parco Nazionale di Canyonlands, Utah

Salvata la giornata, ora il problema è non spegnere la macchina per un po’, cioè non fermarsi a ogni view point rischiando di spegnere e non ripartire più…

Che si fa? Si lascia l’auto accesa nelle varie soste previste e per continuare a far caricare la batteria il più a lungo si decide di fare lo Shafer trail, uno sterrato che poi si unisce alla Potash Road e attraverso un lungo percorso che affianca anche il fiume Colorado (meraviglioso!) sbuca sulla HWY 191 poco sopra Moab.

Per lo Shafer Trail non è facile, serve molta attenzione e soprattutto una macchina alta (sappiate che l’assicurazione della macchina non copre gli sterrati). Se volete farla a ogni costo senza rischiare comunque a Moab noleggiano le macchinette adatte.

Arrivati a Moab dopo circa tre ore e mezza, troviamo da dormire al KOKOPELLI LODGE …. Bellissimo, 120$ !Ma Moab è tutta fantastica! Ottima cena da Joe’s, scelta premiata, per 44$ in due.

Park Avenue e Courthouse Towers al Parco Nazionale di Arches

Park Avenue e Courthouse Towers al Parco Nazionale di Arches, Utah

18° Giorno: 2 Ottobre, Venerdì

Colazione al LOVE MUFFIN, cosa alla quale non si può assolutamente rinunciare e partenza per ARCHES NP e qui finalmente compriamo la tessera annuale dei Parchi Nazionali.

Spiego: l’entrata ai parchi costa in media 25$. Se avete intenzione di fare più di tre parchi conviene la tessera annuale che costa 80$. Avevamo intenzione di prenderla al Sequoia NP ma in quei giorni ricorreva il 100° anniversario del parco e l’ingresso era gratuito, poi alla Death Valley non ci sono i gabbiotti dei ranger per il troppo caldo e bisogna andare al visitor center cosa che non abbiamo fatto per pura dimenticanza (forse per il troppo caldo), al Bryce Canyon invece era buio e i ranger ancora non c’erano. A questo punto del viaggio avremmo potuto pagare le entrate che ci restavano, invece abbiamo fatto comunque il pass annuale, con piacere, per rendere merito a una terra che salvaguarda il suo territorio e lo valorizza al massimo facendo in modo che tutti ne possano godere.

L’Arches National Park è veramente affascinante, ce lo siamo goduto al massimo pur non facendo trail o passeggiate troppo impegnative. All’uscita dal parco abbiamo imboccato per un tratto la US 128, costeggiando il Colorado per diversi km. E’ veramente bellissima, a Moab la chiamano, a ragione, la loro piccola Monument Valley.

Tornati sulla HWY 191, abbiamo preso direzione sud, verso Blanding, dove siamo arrivati per la notte e subito prima di arrivare abbiamo trovato un’offerta su hotel.com al Gateway Inn 83$. Meteo molto buono tranne il vento forte all’Arches…ora penso di avere sabbia rossa anche nel DNA.

Panorama da Muley Point in Utah

Spuntino a Muley Point, Utah

19° Giorno: 3 Ottobre, Sabato

Dopo un’abbondante colazione e un po’ di chiacchiere con altri ospiti dell’hotel lasciamo Blanding e prendiamo la UT 95 che ci porterà al Natural Bridge National Monument, un altro piccolo parco, carino, dove si possono ammirare 3 archi naturali facendo solo brevi camminate per raggiungere i view point. Il parco non ci porta via molto tempo, l’unica passeggiata che ho fatto da sola per avvicinarmi di più è stata verso l’OWACHOMO BRIDGE.

Usciti dal parco, riprendiamo a ritroso la 95 per un breve tratto e imbocchiamo la UT 261, una strada piatta e monotona che non lascia presagire lo spettacolo mozzafiato che si aprirà davanti a noi più avanti. A un certo punto, poco prima della MOKY DUGWAY, uno sterrato porta fino al MULEY POINT, uno scenario da lasciare senza fiato su i canyon scavati negli anni dallo scorrere del fiume San Juan e in lontananza la sagoma inconfondibile della Monument Valley…. Meraviglioso e commovente, ci si sente soli e in simbiosi con la natura! Abbiamo pranzato lì seduti sulle rocce a strapiombo, in contemplazione… un pranzo che non dimenticheremo mai più!

Lasciato questo sogno, riprendiamo la strada e ci aspetta la Moky Dugway, strada complessa e piena di tornanti che regala vedute bellissime (da fare con attenzione ma dopo aver percorso la Shafer per me è quasi un’autostrada).

Subito giù dalla Moky a sinistra, un altro sterrato entra in un altro posto magnifico la VALLEY OF THE GODS, bella, bella, bella, una Monument Valley senza la folla di turisti, abbiamo incrociato 2 macchine e 6 o 7 moto, anche questa da fare con attenzione, si attraversano letti di fiumi in secca e abbiamo trovato rocce affioranti sul percorso.

NATURALMENTE TUTTI GLI STERRATI SONO DA EVITARE SE E’ PIOVUTO O SE C’È MINACCIA DI PIOGGIA.

Di fronte al magnifico Goosenecks

Eccoci al Goosenecks State Park, Utah

Arrivati sulla US 163, andiamo, svoltando a destra, verso sud e poco dopo riprendiamo la UT 261 per arrivare da lì a poco al GOOSENECK State Park.

Essendo un parco statale non vale il pass che abbiamo e non essendoci il Ranger devi lasciare i 5$ del biglietto dentro a una busta e imbucarla. Scattiamo foto su foto alle anse del fiume San Juan e mentre lasciamo il parco poco dopo l’uscita, una LINCE ci attraversa la strada! Meravigliosa! È l’unico animale non documentato da foto o video (no, anche due ROAD RUNNER, cioè avete presente BEEP-BEEP di WILLY IL COYOTE ?) perché troppo veloce e incrociata subito dopo un piccolo dosso rendendo inutile anche la videocamera piazzata sul cruscotto. Scesi dall’auto in tutta fretta ma lei già sparita tra la sterpaglia.

Breve sosta per le foto al MEXICAN HAT e poi via verso la meta finale di un giorno fantastico è la Monument Valley e non sto a descrivere tutto per non dilungarmi troppo. Dico solo che per gli Indiani qui vivevano gli Dei e secondo noi è veramente un posto magico.

Abbiamo prenotato e pagato una CABIN PREMIUM VIEW First row al THE VIEW CAMPGROUND 8 mesi prima della partenza 236$. Un tramonto e un’alba indimenticabili senza contare che durante la notte, dormendo con le tendine della vetrata aperte, ogni tanto si alzava la testa ammirando le sagome dei Buttes (le tipiche montagne di colore rossastro di forma inconfondibile) nella notte con un cielo stellato che toglieva il fiato per la sua bellezza.

Alba alla Monument Valley

Alba alla Monument Valley, Utah e Arizona

20° Giorno: 4 Ottobre, Domenica

La mattinata è spesa tutta per il percorso all’interno della Monument Valley, giro che facciamo senza le guide indiane. È vero che loro ti portano in alcuni posti in cui da solo non puoi arrivare ma andare in giro su quei pulmini con tanta gente, senza la libertà di fermarci di più in posti che ci ispiravano e senza assaporare il silenzio e la magica atmosfera di quei luoghi, per noi era impossibile.

Facciamo molte soste contemplative. I Buttes più famosi che hanno ognuno un nome distintivo come, ad esempio, i più conosciuti “Mittens & Merrik Buttes” poi “Three Sisters”, “North Windows”, “The Elephant”, “The Thumb”, ecc. La sosta al John Ford’s Point con relativa foto anche con il cavallo e l’indiano. Facciamo una sosta nella zona ristoro del The View Hotel, mangiando un paio di panini sulla Terrazza, al John Wayne’s Point, con vista sulla valle.

Prima di lasciarla, direzione Page, torniamo verso nord per scattare le straordinarie foto di quello scorcio di strada con la Monument sullo sfondo, che il giorno prima non sarebbero riuscite al meglio avendo il sole contro. Lì vicino troviamo, segnalato da un cartello, anche il punto esatto in cui è stata girata la scena del film di “Forrest Gump” in cui lui si è fermato dicendo “sono un po’ stanchino“.

Arriviamo a Page abbastanza presto e dopo un giro per vedere la cittadina famosa anche per le sue 22 chiese di diverse religioni tutte in fila sulla strada principale, facciamo il check-in al Super 8 (180$ per due notti) e decidiamo di andare a cena da BIG JOHN’S TEXAS BARBEQUE di cui abbiamo letto meraviglie, a giusta ragione. Carne buona ma soprattutto famiglie di americani festanti e disponibili, con cui facciamo amicizia e la band che attacca con “Take me Home” di John Denver facendo cantare e applaudire tutti, Country Style!

Andiamo a letto che sta tirando un fastidioso vento freddo. Il meteo che finora ci ha supportato alla grande ci sta facendo un brutto scherzo.

La vista della Monument Valley dalla US 163

La Monument Valley dalla US 163, Utah

21° Giorno: 5 Ottobre, Lunedì

Oggi ‘sarebbe’ il giorno dell’ANTELOPE CANYON, visita guidata nel canyon scavato nella roccia dalla forza dell’acqua e del vento che regala meravigliose immagini ma se piove o c’è rischio di pioggia (flash flood) non si fa, anche perché un po’ di anni fa durante un improvviso temporale qui morirono 12 persone.

Pioviggina e decidiamo comunque di sfruttare la giornata al massimo e andiamo a vedere l’HORSESHOE BEND un altro spettacolo della natura creato dal fiume Colorado.

Dal parcheggio per arrivare sul posto c’è una passeggiata di circa 1 km, prima in salita poi in discesa (naturalmente al ritorno sarà il contrario e anche un po’ peggio) e su un terreno un po’ sconnesso, ma ci tengo veramente che anche Agostino lo veda e insisto. Lungo il percorso notiamo con piacere che ci sono delle panchine per riposare e le sfrutteremo sia all’andata sia al ritorno. La pioggerellina ci lascia il tempo della visita e per fortuna siamo riusciti ad apprezzare questa meraviglia scattando foto stupende. Per fare le foto in sicurezza poiché sul bordo non ci sono protezioni, io mi sono stesa a pancia in giù e dopo tanti mi hanno imitato!

Tornati a Page si scatena il diluvio così ci infiliamo in un Walmart (esperienza comunque da fare) e ci resteremo quasi due ore. Siamo combattuti sul da farsi, se partire per la prossima destinazione, il Grand Canyon o se restare ancora una notte e riprovare il giorno dopo per l’Antilope. Decidiamo per la seconda anche perché abbiamo veramente corso tanto finora e abbiamo bisogno di un giorno di riposo senza fare centinaia di km e senza spostare valigie.

Arriviamo a sera girovagando attorno al LAKE POWELL e alla diga che offre bellissimi scenari e in un momento di sosta della pioggia, arriviamo anche a fare due passi sulla riva del lago.

Panorama Airport Vortex a Sedona in Arizona

Airport Vortex a Sedona, Arizona

22° Giorno: 6 Ottobre, Martedì

Il tempo è anche peggio del giorno prima, piove a dirotto, lasciamo Page cercando di smaltire la delusione per la mancata visita tanto desiderata all’Upper Antelope Canyon.

Arriviamo al GRAND CANYON che non piove, anche se nuvole minacciose lasciano poco spazio alla speranza. Crediamo che pur con il cielo nero si possa ammirare il panorama. Arrivati al primo view point, invece, non si vede assolutamente nulla, c’è nebbia o meglio più che nebbia il view point è letteralmente dentro le nuvole.

Sconsolati, dopo varie considerazioni, prendiamo atto che non è proprio possibile venire sin qui e non vedere il Grand Canyon e dato che non abbiamo fretta di raggiungere Los Angeles resteremo da queste parti ancora un giorno o due passando alla tappa successiva per poi riprovare.

Partiamo direzione Sedona, con il cielo che pare abbia aperto le cateratte, ma per fortuna arriviamo che non piove. Sedona è una meta turistica veramente deliziosa, oltre alla natura, offre un’abbondanza di esperienze culturali: numerose gallerie presentano collezioni di opere d’arte (anche per strada) dalla pittura alla scultura. La ricchezza e la diversità culturale di Sedona sono un’attrattiva per gli artisti che ne hanno fatta la loro patria fin dagli anni ‘70 alla nascita della New Age. Pare tra l’altro che il clima sia un’eterna primavera e le montagne rosse che la circondano sono veramente stupende. Da non perdere assolutamente è l’AIRPORT VORTEX da cui si ha un panorama fantastico.

Troviamo da dormire sempre on line in un posto delizioso a Oak Creek Canyon che è sempre parte di Sedona al WILDFLOWERS HOTEL 104€. Cena al COWBOY CLUB bellissimo posto 44$ in due e prima di rientrare in Hotel per la notte, essendo di strada si decide per una sosta, la prima, alla Famosa Chapell of The Holy Cross, Chiesa a forma di croce appunto, ultra moderna costruita nel bel mezzo delle rocce.

Panorama sul Grand Canyon dal South Rim

Il Grand Canyon…, Arizona

23° Giorno: 7 Ottobre, Mercoledì

La giornata si annuncia bellissima, il cielo è azzurro e limpido così, dopo un altro giro per Sedona ci fiondiamo fiduciosi di nuovo verso il Grand Canyon e per fortuna non resteremo delusi.

Inutile che vi raccontiamo ogni cosa, troverete nelle guide e nei siti ufficiali dei parchi, notizie più dettagliate. E’ veramente una delle meraviglie del mondo ma se devo essere sincera, mi ha colpito più per la grandezza che per la conformazione e questo probabilmente perché l’ho visto dopo tutto “IL RESTO”.

Ci restiamo fin verso le 6 di sera e decidiamo di non ripartire ancora verso la destinazione finale ma di tornare indietro per una visita a Winslow (avete presente TAKE IT EASY degli EAGLES e di JACKSON BROWNE?). Ci arriviamo nel bel mezzo di una tempesta con lampi spaventosi che ci circondano e una pioggia torrenziale. Dormiamo all’ECONOLODGE hotel 70$

Panorama sul Fiume Colorado dal South Rim del Grand Canyon

Panorama sul Fiume Colorado dal South Rim del Grand Canyon, Arizona

24° Giorno: 8 Ottobre, Giovedì

Dopo la pioggia e la tempesta durata gran parte della notte, oggi è una bellissima giornata di sole e molto calda.

Winslow (che ci ostiniamo a chiamare Vincipiano) si visita in un attimo, giusto un po’ di foto all’incrocio tanto noto anche perché citato in “Take It Easy”, famosa canzone degli Eagles che dice appunto “Standing on the corner in Winslow, Arizona”. La scultura con la frase citata è nata dopo la canzone, in tributo a essa e non il contrario ed è situata all’incrocio tra Kinsley e 2nd Streets (Rt66) e nel bel mezzo dell’incrocio è raffigurato il simbolo della Route 66.

Ripartiamo verso Los Angeles, ripromettendoci, dove possibile, di fare alcuni pezzi della MOTHER ROAD, la mitica ROUTE 66. Ripassando per l’ennesima volta per Flagstaff notiamo che sulle montagne che la sovrastano, a nord, c’è la neve. Continuiamo verso ovest fermandoci a Williams, dove pranziamo al Cruiser’s Route Cafe, Seligman, Kingman, andando dentro e fuori dalla nuova strada, la I-40 che ha sostituito la Route 66.

Arriviamo a Oatman che si trova su una montagna, che è buio pesto, percorrendo una strada niente male, stretta e con diversi tornanti che mi rammarico di non aver fatto con la luce perché dicono si veda un bellissimo panorama. È un paese fantasma, abitato solo di giorno, per turisti e dove non c’è un posto per dormire, così tiriamo dritto verso Needles pensando di tornare il giorno dopo.

Lasciando il paese, nel buio più totale, davanti alla nostra auto due Coyote compaiono dal nulla e si che si piazzano nel bel mezzo della strada. Fermata l’auto per ammirarli, un Coyote è rimasto un po’ defilato, l’altro si è piazzato sulla mezzeria vicino alla macchina, si è seduto e ci guardava in attesa. Probabilmente voleva da mangiare e lo avrei fatto pur sapendo che non si può ma è arrivata un’altra auto e se ne sono andati. Che belli!

A Needles abbiamo dormito al Quality Inn Hotel 70€

Williams in Arizona

Williams, Arizona

25° Giorno: 9 Ottobre, Venerdì

Torniamo a Oatman e ci godiamo il paese e gli asini che girano per strada, sono ovunque, entrano nei finestrini delle auto e nei negozi, i proprietari danno loro secchi di acqua da bere e amorevoli pacche sul sedere quando non si vogliono muovere dal mezzo della strada … attenti solo a non pestare i numerosi regalini che sono dappertutto. I cuccioli sono uno spettacolo, quasi dei peluches.

Lungo la strada tra Needles e Oatman abbiamo scoperto con piacere dei campi di cotone e devo dire che per chi, come me (Agostino), il cotone l’ha visto sempre solo nei sacchetti al supermercato, la cosa è stata affascinante.

Prossima tappa, sempre verso ovest, Amboy, in mezzo al deserto, per l’esattezza al Roy’s Cafè… storico locale con pompa di benzina (carissima 4,99$ al gallone) un piccolo motel che sembra abbandonato e niente di più. Segue Barstow, dove pranziamo in uno Starbucks e approfittando del wi-fi prenotiamo un hotel per la sera stessa a Los Angeles vicino agli Universal Studios, il THE GARLAND HOTEL, bellissimo a 265$ per una notte sola.

Prima di arrivare a Los Angeles un’ultima tappa a ORO GRANDE, una piccolissima cittadina, dove c’è ELMER’s BOTTLE TREE RANCH, che abbiamo visto in TV a casa. Elmer è il proprietario che collezionando bottiglie a un certo punto non sapeva più dove metterle e ha cominciato a costruire alberi di ferro dove i rami sono le bottiglie.

Arrivati a Los Angeles dopo il check-in all’hotel e una frugale cena in camera decidiamo di andare all’Osservatorio Griffith e chiudiamo lì la giornata, con un’illuminata meravigliosa veduta della città degli angeli. Straordinaria e immensa soprattutto perché le luci sembrano estendersi all’infinito.

Roy's Cafe, Amboy, California

Roy’s Cafe ad Amboy, California

26° Giorno: 10 Ottobre, Sabato

Dopo la sontuosa e abbondante colazione nell’area dell’Hotel chiamata “The Front Yard” la giornata è dedicata agli Universal Studios. 190$ l’entrata, più cibo, acqua e souvenir. A noi è piaciuto tantissimo, si torna bambini in certe occasioni e tutta la tecnologia usata, veramente all’avanguardia, non può non stupire. Sta a ognuno di voi decidere se andare o no.

Verso sera ci trasferiamo nell’ultimo hotel, prenotato da casa, l’HAWTHORN SUITES BY WYNDHAM a Manhattan Beach 240$ per due notti, bell’hotel, personale gentilissimo; al check-in ci donano due bottigliette d’acqua e un paio di sacchetti di biscotti. L’hotel è poco distante dalla splendida spiaggia e dal molo.

Usciamo per la cena e dopo tutti i giorni passati nelle piccole cittadine dove alle 9-10 di sera era già tutto chiuso, non siamo più abituati alla vita notturna. Troviamo un posto veramente carino quasi sul molo il MAMA’s e mangiamo benissimo per 43$.

Hollywood Boulevard, Los Angeles

Hollywood Boulevard a Los Angeles, California

27° Giorno: 11 Ottobre, Domenica

Giriamo come le trottole tutto il giorno (a Los Angeles sarebbe davvero impossibile non avere l’auto) cercando location di film a noi cari (FAST & FURIOUS tra i tanti), una veduta bellissima di LA Downtown dal parcheggio del DODGER STADIUM, il punto più vicino alla scritta Hollywood, un giro a Beverly Hills, passeggiata e immancabili foto su Hollywood Blvd, Rodeo Drive.

Finiamo la giornata al molo di SANTA MONICA, dove finisce la Route 66 e dove termina anche la nostra splendida vacanza.

28° e Ultimo Giorno: 12 Ottobre, Lunedì

Riconsegna dell’auto poi una navetta gratuita ci porta direttamente al nostro terminal. Si torna a casa ma con la promessa fatta a noi stessi che alla fine torneremo.

Testo e foto di proprietà di AGOSTINO CURCI & CHIARA ZAPPATERRA

Copyright © All Rights Reserved

La fine del nostro viaggio al Santa Monica Pier a Los Angeles

The End

 

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